Linguaggio del corpo

Segnali calmanti nel cane: interpretare correttamente il linguaggio del corpo

I segnali calmanti sono un'espressione del linguaggio del corpo che può essere classificata in modo affidabile solo nel contesto generale. Sono determinanti la postura, la tensione muscolare, lo sguardo, le orecchie, la coda, la bocca, il movimento, la distanza e la situazione.

Che cosa significano i segnali calmanti nel cane?

I segnali calmanti sono segnali sottili del linguaggio del corpo con cui i cani possono ridurre la tensione, evitare conflitti e calmare sé stessi o un interlocutore. Il termine deriva dall’addestratrice cinofila norvegese Turid Rugaas, che nel suo libro del 2006 ha descritto circa 30 segnali di questo tipo, tra cui girare la testa, leccarsi il naso, sbadigliare, rallentare, annusare il terreno, sollevare una zampa, avvicinarsi lateralmente e distogliere lo sguardo.

L’idea centrale è questa: i cani usano attivamente questi segnali per prevenire escalation. Li inviano ai conspecifici, alle persone e talvolta anche a sé stessi. I segnali calmanti sono quindi un concetto della comunicazione cane-cane e cane-persona, inserito nel campo più ampio del linguaggio del corpo e della comunicazione dello stress.

Contesto e inquadramento scientifico

Dal punto di vista scientifico, la situazione è articolata. Rugaas (2006) ha proposto un modello euristico basato in larga parte sull’osservazione, che non è mai stato validato in modo completo tramite peer review. Uno studio molto citato di Mariti et al. (2017) ha confermato che molti dei comportamenti descritti da Rugaas compaiono con maggiore frequenza nei contesti sociali tra cani, spesso prima degli avvicinamenti. Altri gruppi di ricerca criticano però la mancanza di una definizione operativa uniforme: che cosa ha davvero una funzione calmante e che cosa è semplicemente stress?

Beerda et al. (1998) avevano già definito, in uno studio metodologicamente solido e sottoposto a peer review, importanti indicatori comportamentali e ormonali dello stress nel cane: ansimare in assenza di caldo, leccarsi, sollevare una zampa, sbadigliare, abbassare il corpo. Molti di questi comportamenti si sovrappongono ai segnali calmanti descritti da Rugaas: sono quindi indicatori sia di stress sia di possibile funzione calmante. Le review più recenti (Csoltova & Mehinagic 2020) li classificano come segnali ambivalenti: indicano tensione e possono avere un effetto calmante, senza che le due funzioni possano essere separate in modo netto.

La posizione di Vitomalia

In Vitomalia utilizziamo i segnali calmanti come modello euristico, non come verità da manuale. Nella pratica, il concetto aiuta a sensibilizzare i proprietari alla lettura del linguaggio del corpo sottile del proprio cane, e questo ha un valore concreto. Mettiamo però in guardia dall’interpretazione eccessiva: non ogni sbadiglio è un segnale calmante. Non ogni leccata al naso è un messaggio. Chi associa a ogni segnale un significato fisso rischia di perdere di vista il quadro complessivo.

Ciò che consigliamo: leggere sempre i segnali nel contesto, combinare più indicatori, considerare la situazione e la storia precedente. Ciò che non condividiamo: liste rigide interpretate senza un’analisi del comportamento e percorsi di training che lasciano intendere che il cane parli una lingua universale dei segnali calmanti.

Quando diventano rilevanti i segnali calmanti nel cane?

Il concetto diventa rilevante nelle situazioni di incontro, nel training, in caso di reattività, nei contesti con più cani e nelle prime fasi di vita del cucciolo. Riconoscere precocemente i segnali calmanti può spesso aiutare a prevenire un’escalation prima che inizi il ringhio. Anche dal veterinario, negli incontri tra cani al guinzaglio e nelle situazioni quotidiane stressanti, questi segnali sono preziosi segnali di allerta precoce.

Applicazione pratica

  1. Allenare l’osservazione: filma il tuo cane nelle normali situazioni quotidiane. Confronta i momenti rilassati con quelli di tensione.
  2. Leggere i segnali nel contesto: uno sbadiglio dopo il risveglio indica stanchezza; uno sbadiglio prima di un incontro può indicare tensione.
  3. Raggruppare i segnali: almeno due o tre indicatori coerenti tra loro — testa girata più leccata al naso più rallentamento — sono più significativi di un singolo segnale.
  4. Rispondere invece di ignorare: se il tuo cane mostra segnali calmanti, concedigli distanza. Aumentare la pressione è controindicato.
  5. Rispecchiare il proprio linguaggio del corpo: anche le persone possono girarsi di lato, rallentare, ridurre il contatto visivo: i cani reagiscono a questi segnali.

Errori frequenti e miti

  • "Ogni sbadiglio è un segnale calmante." Falso. Lo sbadiglio può comparire anche per stanchezza, per dinamiche legate all’ossigenazione o come semplice comportamento di sostituzione.
  • "I segnali calmanti calmano sicuramente l’interlocutore." Non è garantito. L’effetto dipende dalla disponibilità del destinatario a recepire il segnale. I cani giovani o insicuri spesso leggono i segnali con minore precisione.
  • "Se il mio cane si gratta, vuole calmare la situazione." Possibile, ma non necessariamente. La lista può solo orientare: non sostituisce un’analisi del comportamento.
  • "I segnali calmanti sono scientificamente provati." In parte. I singoli comportamenti sono documentati come indicatori di stress. La teoria complessiva come sistema di comunicazione è finora confermata solo parzialmente.

Stato della ricerca nel 2026

La ricerca conferma che molti dei comportamenti descritti da Rugaas sono osservabili nella realtà e correlano con situazioni di tensione sociale (Mariti et al. 2017, Csoltova & Mehinagic 2020). Resta aperta la questione se i cani utilizzino questi segnali in modo intenzionale o se si tratti principalmente di comportamenti di sostituzione che acquisiscono secondariamente una funzione sociale. Gli studi disponibili indicano una combinazione di entrambe le possibilità. Nella pratica, il concetto è utile come griglia di osservazione; come modello causale di spiegazione della comunicazione canina, invece, risulta riduttivo.

Domande frequenti

I segnali calmanti sono la stessa cosa dei segnali di stress?

Si sovrappongono in larga misura. Molti comportamenti sono entrambe le cose: indicatori di stress e potenziali segnali calmanti. È il contesto a determinarne la funzione.

Quanti segnali calmanti esistono?

Rugaas ne descrive circa 30. Dal punto di vista scientifico, è stata studiata bene una selezione più limitata: leccarsi, sbadigliare, sollevare una zampa, girare la testa, annusare il terreno.

Devo insegnare al mio cane i segnali calmanti?

No. I cani possiedono questi comportamenti in modo innato. Puoi però imparare a leggerli e reagire di conseguenza.

Che cosa fare se il mio cane mostra spesso segnali calmanti?

Una frequenza elevata può indicare tensione cronica. Identifica i trigger, riduci il carico e, in caso di dubbio, valuta un’analisi del comportamento.

Termini correlati

Fonti e letture di approfondimento

  1. Rugaas, T. (2006). On Talking Terms with Dogs: Calming Signals. Dogwise Publishing, 2ª edizione.
  2. Beerda, B., Schilder, M. B. H., van Hooff, J. A. R. A. M., et al. (1998). Behavioural, saliva cortisol and heart rate responses to different types of stimuli in dogs. Applied Animal Behaviour Science, 58(3-4), 365-381.
  3. Mariti, C., Falaschi, C., Zilocchi, M., et al. (2017). Analysis of the intraspecific visual communication in the domestic dog: A pilot study on the case of calming signals. Journal of Veterinary Behavior, 18, 49-55.
  4. Csoltova, E., & Mehinagic, E. (2020). Where do we stand in the field of dog welfare? Recent advances and remaining open questions. Frontiers in Veterinary Science, 7, 545.
  5. Siniscalchi, M., d'Ingeo, S., Minunno, M., & Quaranta, A. (2018). Communication in dogs. Animals, 8(8), 131.
Wissenschaftliche Einordnung

AVSAB Humane Dog Training Position Statement 2021; AAHA Behavior Management Guidelines 2015; Vieira de Castro et al. 2020 PLOS ONE