Il riporto, visto da fuori, sembra spesso semplice: si lancia qualcosa, il cane parte, torna, fine. Nella pratica, proprio questa semplificazione è il motivo per cui il riporto diventa così spesso frenetico, impreciso o carico di conflitto. Tra prendere l’oggetto, tornare e consegnarlo in modo pulito ci sono diversi elementi di comportamento che un cane non collega automaticamente tra loro. Chi conosce questi elementi capisce anche perché alcuni cani inseguono palline per ore e, nonostante questo, non imparano mai davvero a riportare.
Per noi il riporto non è quindi un esercizio da esibizione, ma una catena di addestramento. Più questa catena viene costruita con chiarezza, più il comportamento diventa calmo e cooperativo. È proprio qui che l’addestramento sensato si distingue dal semplice correre dietro a qualcosa. Con Vito e Amalia, i nostri due cani di tipo bull, questo è particolarmente evidente: entrambi hanno un orientamento alla preda molto marcato, che senza una costruzione pulita scivolerebbe in pura eccitazione. Con una struttura, invece, diventa uno dei migliori esercizi di cooperazione che conosciamo.
Il riporto è una catena di comportamento, non un’azione singola
Se scomponiamo il riporto, vediamo quattro elementi chiaramente distinguibili: prendere in modo controllato, tenere con calma, riportare in modo diretto e consegnare in modo pulito. Ognuno di questi elementi è un comportamento a sé, con criteri propri, errori tipici propri e una propria logica di ricompensa. Chi vuole allenare questa catena in un solo passaggio, lanciando semplicemente una pallina e sperando che il cane metta insieme da solo il resto, in realtà non sta allenando in modo pulito nessuna di queste parti.
È esattamente ciò che Raymond Coppinger descrive nel suo lavoro sulla funzionalità delle catene di comportamento nei cani: ciò che sembra una singola azione è nella maggior parte dei casi una sequenza di moduli che il cane apprende singolarmente e poi collega. Proprio per questo, nei retriever da lavoro si lavora da decenni su singoli elementi parziali, non su esecuzioni complete fin dall’inizio.
Perché l’ordine nella costruzione conta
Un errore frequente nell’addestramento quotidiano è esercitare per prime le parti più stimolanti: lanciare e correre dietro. Ma sono proprio le parti che un cane con motivazione predatoria mostra comunque spontaneamente. Ciò che non mostra spontaneamente è tenere con calma, tornare in modo diretto e consegnare in modo controllato. Chi inizia l’addestramento dal lancio, quindi, allena quasi sempre la parte sbagliata.
Noi costruiamo invece il riporto a ritroso, iniziando dalla consegna. Il cane impara prima a lasciare un oggetto dalla bocca, poi a tenerlo per poco tempo, poi a prenderlo attivamente e infine a trasportarlo. Solo alla fine si aggiunge il lancio. Questo ordine può sembrare insolito, ma nella formazione dei retriever è standard da generazioni e spiega perché questi cani lavorano con una calma sorprendente.
L’interesse per la preda non è riporto
Un cane che parte appena qualcosa vola mostra innanzitutto interesse per la preda. È una componente del riporto, ma non è affatto tutto. Diventa riporto solo quando il cane non si limita ad afferrare l’oggetto, ma lo trattiene, lo trasporta indietro e lo riconsegna volontariamente. È proprio questa componente sociale che manca nel puro comportamento predatorio.
Vediamo molto spesso cani che partono con entusiasmo, ma poi preferiscono portare via l’oggetto, occuparsene da soli con calma o trasformarlo in un gioco proprio. Non è ostinazione e non è disobbedienza. È un altro livello di apprendimento. Il cane ha attivato l’inizio della sequenza predatoria, ma non conosce ancora il collegamento sociale di ritorno.
Di cosa hanno particolarmente bisogno i cani con forte orientamento alla preda
Nei cani con una spiccata risposta alla preda, tra cui rientrano molti cani di tipo bull come i nostri due, ma anche molti cani da caccia, cani da pastore e meticci con una predisposizione simile, la prima fase della sequenza si attiva con particolare rapidità. Appena qualcosa vola o rotola, il sistema si accende. Non è una debolezza, ma una forza che richiede un lavoro strutturato.
Vito mostra in modo classico cosa succede quando un cane percepisce la preda in maniera molto intensa: fissa rapidamente, ha una presa chiara e, senza addestramento, preferirebbe non lasciare più l’oggetto. Proprio per questo un riporto costruito in modo pulito è così prezioso per lui. Offre al suo sistema predatorio una cornice chiara e strutturata, in cui presa e consegna contano allo stesso modo. Amalia, in confronto, è più impulsiva nella partenza, ma altrettanto precisa nella presa. Anche lei ha bisogno di criteri chiari, altrimenti l’addestramento scivola nell’inseguimento.
Gli errori di addestramento più tipici
La maggior parte dei problemi nel riporto non nasce da una mancanza di motivazione, ma da aumenti di difficoltà troppo rapidi e da criteri poco chiari. Osserviamo quattro schemi con particolare frequenza.
Primo: aumentare la distanza troppo presto. Appena un cane è tornato una volta, si festeggia e la volta successiva si lancia più lontano. Ma il cane non ha ancora una catena di ritorno stabile. A una distanza maggiore gli manca la cornice, trova un’occupazione autonoma o perde il focus sull’oggetto.
Secondo: costruire velocità troppo presto. Lanci frenetici in rapida successione generano eccitazione, ma non apprendimento. Il cane entra in un circuito motorio in cui produce movimento senza memorizzare criteri. Sembra addestramento, ma è puro sovraeccitamento.
Terzo: lanciare senza costruzione. Chi inizia dal lancio prima che tenuta e consegna siano solide insegna al cane che la cosa più interessante è correre dietro. La catena sociale di ritorno resta debole. È proprio qui che nascono i cani che amano le palline, ma non padroneggiano il riporto.
Quarto: consegnare sotto pressione. Se il lasciare avviene tramite trattenere, sgridare o togliere, il cane impara che il reso significa perdita. Stringe di più, evita o inizia a masticare. Una consegna pulita deve essere ricompensata come parte della catena, non vissuta come la fine del divertimento.
Costruzione pulita passo dopo passo
Noi costruiamo il riporto in quattro fasi, ognuna delle quali deve essere stabile prima di aggiungere la successiva. Questo ordine si orienta al lavoro classico dei retriever e ai concetti di Cooperative Care, cioè al principio secondo cui il cane partecipa attivamente a ogni passo dell’addestramento e non si limita a evitare la pressione.
Fase uno: consegna
Iniziamo insegnando al cane a consegnare qualcosa volontariamente. Per farlo basta un oggetto neutro in bocca, un segnale chiaro e una ricompensa appena l’oggetto viene lasciato. È importante che la consegna non sia una perdita. Subito dopo la consegna segue o di nuovo l’oggetto, oppure un’altra ricompensa di alto valore. Il cane memorizza: il reso conviene.
Fase due: tenuta
Solo quando la consegna è pulita, esercitiamo la tenuta calma. Il cane prende un oggetto e lo mantiene brevemente in bocca, senza masticare, girarlo o lasciarlo cadere. Qui contano i secondi, non i minuti. Aumentiamo a passi molto piccoli. Prima due secondi stabili, poi tre, poi cinque, e il tutto in posizioni diverse.
Fase tre: presa
Successivamente alleniamo la presa attiva da terra. All’inizio l’oggetto si trova direttamente davanti al cane, poi a breve distanza, poi dietro a distrazioni. Anche qui non si tratta di velocità, ma di precisione. Il cane deve prendere l’oggetto in modo mirato e orientarsi, non afferrare e scappare.
Fase quattro: trasporto e catena di ritorno
Solo alla fine inseriamo il trasporto, cioè la vera e propria catena di ritorno. Il cane prende, si gira, torna e consegna. Solo quando questo è stabile da vicino aumentiamo la distanza. Solo quando la distanza è stabile aggiungiamo movimento. Solo quando il movimento è stabile si lancia davvero.
Il riporto come addestramento della relazione
Quando il riporto viene costruito in questo modo, diventa più di un’attività. Diventa uno degli esercizi di comunicazione più intensi che possiamo avere con un cane. In ogni sequenza c’è una negoziazione: quando il cane consegna, come prende, come legge la persona, come la persona legge lui. È cooperazione in uno spazio molto ristretto.
Proprio per questo il riporto è poco adatto come semplice sfogo energetico. Chi lancia una pallina cento volte di seguito non allena cooperazione, ma genera sovraeccitamento. Il cane diventa più stanco, ma non più calmo. Gli studi sulla regolazione dell’eccitazione mostrano che questi schemi di stimolo ad alta frequenza possono mantenere il sistema nervoso simpatico costantemente attivo e produrre quindi l’opposto dell’attività fisica e mentale: un’attivazione permanente.
Con Vito e Amalia notiamo questa differenza in modo molto chiaro. Una breve sessione di riporto ben strutturata, con poche ripetizioni, criteri chiari e pause reali, li impegna in modo visibilmente migliore rispetto a una lunga sessione di lanci della pallina. Dopo, entrambi riescono a calmarsi, dormono profondamente e nella vita quotidiana sono più rilassati. Con il puro inseguimento accadrebbe il contrario.
Cosa osserviamo in modo particolare nei cani inseriti nelle liste di razza
Nei cani con una forte risposta alla preda, e tra questi rientrano i nostri due cani di tipo bull così come molte altre razze con alto drive, il riporto strutturato è uno strumento particolarmente prezioso. Offre al loro sistema predatorio una cornice chiara, in cui presa e consegna hanno lo stesso valore. Allena il controllo degli impulsi proprio nel contesto in cui altrimenti tende a venir meno, cioè nell’impulso predatorio. E dà a questi cani un compito adatto alla loro natura, senza mantenere la loro eccitazione costantemente alta.
Allo stesso tempo, proprio con questi cani la tentazione di rendere l’addestramento veloce e spettacolare è grande. È esattamente il punto in cui consigliamo con più forza di lavorare più lentamente. Una catena di comportamento pulita, in un cane di tipo bull o in un altro cane con forte drive, vale più di qualsiasi sequenza da show. Non cambia solo il riporto, ma anche la vita quotidiana.
La nostra conclusione Vitomalia
Il riporto non è un’azione singola. È una catena di comportamento composta da presa controllata, tenuta calma, ritorno diretto e consegna pulita. Chi allena tutti e quattro gli elementi ottiene un cane che lavora con calma. Chi allena solo il correre dietro ottiene un cane che corre bene e torna male.
Per noi il riporto non è quindi un trucco per occupare il cane, e tantomeno uno strumento per scaricare energia. È addestramento alla cooperazione, controllo degli impulsi e lavoro sulla relazione in un unico esercizio. Soprattutto nei cani con alta motivazione predatoria, come i nostri due, il valore di questa costruzione si vede ogni giorno. Allenata in modo pulito, una sequenza selvaggia diventa un linguaggio condiviso, ed è proprio questo a fare la differenza tra lanci frenetici e vero riporto.
Fonti
Coppinger, R. & Coppinger, L. (2001). Dogs: A Startling New Understanding of Canine Origin, Behavior & Evolution. Scribner. — Miklósi, Á. (2015). Dog Behaviour, Evolution, and Cognition. Oxford University Press. — Jouventin, P. & Aubin, T. — Ricerca sull’istinto predatorio e sul comportamento sequenziale nei canidi. — McConnell, P. — Lavori sulla regolazione dell’eccitazione e sull’attivazione simpatica nei cani. — Snider, K. — Cooperative Care e costruzione positiva del comportamento di Retrieve. — Letteratura sull’addestramento dei cani da lavoro: formazione classica dei retriever e costruzione a ritroso delle catene di riporto.



